Il Barbiere di Siviglia in festival

Nato nel 1980 nella città di Pesaro, il festival Rossini inizia la sua opera di diffusione del “sommerso rossiniano” con una esigenza: “Fino a qualche decennio fa esisteva un paradosso – dice al Foglio Gianfranco Mariotti, sovrintendente del Rossini opera Festival – era popolarissimo ma praticamente sconosciuto, e per quel poco, malnoto”.
4 AGO 10
Ultimo aggiornamento: 11:13 | 11 AGO 20
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Nato nel 1980 nella città di Pesaro, il festival Rossini inizia la sua opera di diffusione del “sommerso rossiniano” con una esigenza: “Fino a qualche decennio fa esisteva un paradosso – dice al Foglio Gianfranco Mariotti, sovrintendente del Rossini opera Festival – era popolarissimo ma praticamente sconosciuto, e per quel poco, malnoto”. La progressiva scomparsa dai cartelloni di tutte le partiture rossiniane nel XIX secolo, ci spiega Mariotti, portò alla creazione di un contenuto sommerso di capolavori dimenticati: “Rimasero a galleggiare solo il Barbiere di Siviglia e poco altro, da cui anche l’immagine distorta di Rossini come di un maestro esclusivo dell’opera buffa. Il Rossini Opera Festival nasce dal cuore del problema, proponendosi come lo strumento teatrale attraverso cui la città di Pesaro assume il compito storico di restituire al mondo l’opera perduta del suo Compositore. Nei primi anni 70 un’altra istituzione pesarese, la Fondazione Rossini, aveva varato, d’intesa con l’editore Ricordi, un monumentale progetto di edizione critica dell’Opera Omnia rossiniana”.

“Il Festival nasce nel 1980 come prosecuzione sul palcoscenico dell’opera dei musicologi – dice Mariotti – e si afferma così un inedito laboratorio interattivo di musicologia applicata, che in un trentennio ha riportato alla luce un immenso patrimonio”. Un modo per recuperare la tradizione artistica italiana: ”A metà del XX secolo l’opera lirica sembrava avviata verso l’estinzione. Sarà la storica Traviata di Luchino Visconti, diretta da Giulini, a invertire nel 1955 la tendenza recuperando per la prima volta la triade unitaria dello spettacolo d’opera”.
Eppure adesso la situazione dell’arte e della musica, in Italia, non sembra facile: “Alla drammatica crisi economica si aggiunge l’assuefazione, l’ottundimento del senso critico della gente, favorito principalmente dalla televisione. Eppure sono convinto che quella che viviamo potrebbe essere una nuova età dell’oro dell’Opera”. La città che ha dato i natali a Gioacchino Rossini, è legata alla sua figura soprattutto per il solido humus culturale che gli conferì il titolo di Atene dell’Adriatico nel XVIII secolo: “L’eredità universale di Rossini, da cui sono nati il Conservatorio, la Fondazione Rossini e il Festival, ha solo accentuato questo carattere”.

Alla fine, chiediamo a Mariotti
del calendario in programma quest’anno: “Nonostante le restrizioni economiche, anche quest’anno il cartellone ha una forte connotazione musicologica e una proposta artistica di primo livello. Noi abbiamo la serena coscienza di non aver smarrito la rotta e di non aver ceduto di un centimetro sul piano della qualità”. Appuntamento, quindi, fino al 22 agosto a Pesaro.